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II compostaggio è un fenomeno spontaneo. E' forse capitato a qualcuno di vedere,
in campagna, cumuli di materiale organico produrre calore ed esalare vapore,
come se fosse in atto una combustione senza fiamma. Un cumulo di rifiuti
organici è appetibile per i microrganismi normalmente presenti nell'ambiente.
Se il tenore di acqua è sufficientemente alto, i microrganismi cominciano a
consumare le sostanze nutritive, ossia a degradare le molecole organiche,
producendo anidride carbonica, acqua e calore (biodegradazione). Tale calore, a
causa della forma del cumulo, che ha poca superficie esposta all'atmosfera
rispetto al volume interno, si dissipa con difficoltà.
L'alta temperatura aumenta la velocità di degradazione cosicché il
compostaggio, controllato in impianti specifici, diventa un sistema accelerato
di trattamento dei rifiuti organici. Alla fine del processo il rifiuto iniziale
si è trasformato in una sostanza che è del tutto simile all'humus, la parte
fertile del terreno, ricca di sostanze organiche.
Questo prodotto è chiamato compost e può essere utilizzato come ammendante
dei suoli agricoli, per migliorare la costituzione fisico-meccanica e la
fertilità grazie all'apporto di sostanza organica.
Per i rifiuti organici naturali, non si pone il problema di assicurarsi della
loro compostabilità. I materiali naturali sono biodegradabili e non bisogna
ovviamente dimostrarlo.
Viceversa, i materiali fatti dall'uomo possono essere non biodegradabili,
possono contenere sostanze inquinanti o dare origine a sostanze tossiche. Quindi
una plastica, per poter essere definita compostabile deve essere vagliata
attraverso norme tecniche che definiscono le caratteristiche che deve possedere
un materiale per poter essere chiamato "compostabile".
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