Dove l’ambiente fa schifo, ecco le malattie autoimmuni

L’ambiente dove viviamo può causare malattie autoimmuni, cioè le malattie in cui il sistema immunitario riconosce come nemiche, e quindi aggredisce, parti sane del nostro corpo, causando danni spesso gravi.
Oltre ai fattori genetici sono state individuate cause esterne. Tra esse ci sono virus e batteri, ma anche l’esposizione ai raggi solari e ad agenti tossici (come l’aria inquinata). Non ultimo il fumo: intossica e scatena le malattie a cui siamo predisposti. Secondo l’équipe dell’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, un ambiente e uno stile di vita più salutari ci aiuterebbero quindi a prevenire le malattie autoimmuni.

Un’idea brillante

Le lampadine usate devono essere smaltite in modo corretto. Buttarle tra i rifiuti indiferenziati significa disperdere sostanze dannose.

Non solo carta, plastica e vetro: l’attenzione dei cittadini per la raccolta differenziata ormai include anche tutti gli apparecchi elettrici e di illuminazione (i cosidetti Raee).
Le lampadine fluorescenti, quelle a basso consumo per intenderci, devono essere raccolte e trattate in appositi impianti, perchè contengono piccole quantità di mercurio e altri metalli pesanti. Quando si esauriscono sono da considerare rifiuti pericolosi. Non si devono gettare in pattumiera o nel cassonetto, come si è fatto finora con quelle ad incandescenza, e neanche nella raccolta del vetro. Vanno portate alle piazzole di raccolta comunali. Si può anche chiedere al negoziante se ritira la vecchia lampadina in cambio dell’acquisto di una nuova. Per ora non è una strada certa: la legge non chiarisce gli obblighi dei venditori.

Ricicla il tuo vecchio cellulare, contribuisci a generare energia pulita!

ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
nell’ambito del Progetto Vodafone-My Future, segnala l’iniziativa

RICICLA IL TUO VECCHIO CELLULARE
CONTRIBUISCI A GENERARE ENERGIA PULITA

una campagna non a scopo di lucro per il riciclo di telefoni, batterie e accessori  finalizzata alla riduzione dei danni all’ambiente derivanti dalla dispersione dei rifiuti elettrici ed elettronici.

DALL’ 8 AL 12 MARZO 2010 nell’atrio delle segreterie studenti di “PALAZZO POGGI”
VIA ZAMBONI 33, BOLOGNA

in collaborazione con UniversityBox, Legambiente e Enel

Il ricavato andrà a finanziare l’acquisto di impianti fotovoltaici per le scuole italiane

Maggiori informazioni su:
http://www.magazine.unibo.it/Magazine/UniBoIniziative/2010/03/07/Campagna_telefonini.htm

CIBO: no allo spreco

Cibo sprecatoQuando finisce nella spazzatura è il simbolo dello spreco: una fine pessima per il cibo, simbolo del nostro benessere che si traforma in scarto. Tanto che sono finiti al centro delle cronache, nelle ultime settimane, le cifre sui prodotti alimentari ancora commestibili che finiscono nelle discariche: magari perché hanno una scadenza troppo ravvicinata, o con la confezione lievemente ammaccata, per poter essere proposti al consumatore.
Uno spreco che il progetto “Brutti ma Buoni” contrasta ormai da sette anni, recuperando gli alimenti invenduti, ma ancora buoni e sicuri, a organizzazioni senza fini di lucro selezionate che assistono persone in difficoltà e animali: così, la pasta o i petti di pollo che nessuno ha acquistato, le scatolette di pelati o lo yogurt con qualche piccola imperfezione, arrivano sulle tavole di donne e minori in case d’accoglienza, immigrati, anziani, malati e disabili.

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Dal 2018 tutte le nuove abitazioni saranno energeticamente autosufficienti

L'Alto Adige incentiva case energeticamente autosufficienti dal 1995.

L'Alto Adige incentiva case energeticamente autosufficienti dal 1995.

Dal 2018 le nuove abitazioni in Europa dovranno essere autosufficienti energeticamente. Questo è quanto ha desciso il Comitato Industria ed Energia del Parlamento Europeo, dovranno quindi produrre da sole l’energia che consumano.

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Pannolini in lavatrice

Il 10% di tutti i rifiuti urbani è costituito da migliaia di tonnellate di pannolini sporchi. Questi poi hanno anche un alto costo di smaltimento (si degradano in 500 anni). Inoltre costano circa 2 mila euro l’anno per i primi 3 anni di ogni bambino.

Per queste ragioni l’era del pannolino usa e getta, accolta negli anni ’70 come una liberazione (i precedenti pannolini, i cosiddetti ciripà, si lavavano in casa ma erano anche scomodissimi), sembra stia per finire. Sul mercato, e in molte località promossi da campagne istituzionali, sono arrivati infatti i pannolini che si possono lavare in lavatrice e costano alle famiglie dai 20 ai 500 euro l’anno per bambino.

Italiani più ecologisti

Gli italiani cominciano a risparmiare energia e a ridurre le emissioni di CO2.

Maxirisparmi. Il rapporto annuale dell’autorità per l’energia dice infatti che si stanno diffondendo pratiche come l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo (dalle lampadine ai frigo), l’uso di pannelli solari e, nell’industria, della cogenerazione. Il risultato è stato la mancata emissione dal 2005 ad oggi di 5 milioni di tonnellate di CO2 e un risparmio complessivo di 110 milioni di euro.

Che fine fa il sangue dopo le analisi?

Rifiuti biologici pericolosiUna volta analizzato negli appositi laboratori, il sangue è smaltito seguendo una proceduta specificata per legge, nel decreto del presidente della Repubblica n. 254 del 15 luglio 2003, denominato “Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari“.
L’articolo 6, secondo comma, dispone che “feci, urine e sangue possono essere fatti confluire nelle acque reflue che scaricano nella rete fognaria”. Ma solo dopo essere stati trattati e sottoposti a un approfondito processo di disinfezione.
Per quanto riguarda gli oggetti contaminati da sangue, sono classificati come rifiuti pericolosi a rischio infettivo. Possono essere smaltiti negli impianti di termodistruzione come rifiuti assimilati agli urbani, ma anch’essi devono prima essere sottoposti a sterilizzazione. Le procedure da seguire sono molto rigide e prevedono che il materiale organico, prima di essere inviato all’impianto di smaltimento, sia inserito in appositi contenitori recanti il simbolo del rischio biologico.

Prendi il sacco per l’orecchio

Sacco nero dei rifiutiQuando un sacchetto dell’immondizia è troppo pieno è difficile chiuderlo: spesso la cordicella è troppo fragile o difficile da annodare. Come fare?

Per le orecchie!
Non afferratelo per la parte superiore “arrotolandola” per farne un unico pezzo da annodare: tenete invece il sacco per gli angoli superiori, torceteli e legateli insieme. Sarà così possibile formare una chiusura efficace.

Pillola del 4 febbraio 2010

Ogni italiano produce in media 500 chili di rifiuti l’anno, per un totale di 30 milioni di tonnellate. Possiamo contenere i nostri consumi per limitare gli scarti.